Quarant'anni fa, un medico argentino, uomo straordinario, moriva in un paese normale per una causa nobile, forse la più nobile delle cause. Ernesto Rafael Guevara De la Serna, detto "Che", per via del suo ripetere continuo di quell'intercalare argentino, cavaliere errante e senza pace del diritto al riscatto dei più umili, dopo aver vinto nell'amata Cuba, aver tentato di vincere nell'Africa martoriata, depredata ed umiliata dal colonialismo, decise di andare incontro alla morte in una anonima altura boliviana. Nelle Ande boliviane aveva scelto di andare a tentare la sua ennesima rivoluzione, per seguire "l'odore della polvere", come disse a Fidel Castro al momento di lasciare Cuba. Era il marzo del 1965.
Nell'isola aveva gloria ed onori, ruoli e riconoscimenti, ma che riteneva fossero medaglie di un tempo ormai andato, bandiere di una vittoria ormai raggiunta. Lasciò tutto quello che aveva per dedicarsi a tutto quello per cui viveva e si unì alle guerriglie in Africa e in America latina. Fidel, che scelse di aiutarlo per rispettare il patto tra loro, che prevedeva la possibilità di proseguire altrove la sua impresa, una volta che l'isola fosse stata liberata dalla tirannia di Batista, lo lasciò andare via fornendolo di tutto ciò che chiedeva e consentendogli di scegliersi i compagni d'avventura. Il Comandante Ernesto "Che" Guevara lasciava Cuba, i suoi ruoli e i suoi affetti con una lettera al lider maximo, nella quale non chiedeva nulla; le sole cose che pretendeva erano l'obbligo di privare i suoi familiari di qualunque privilegio, atteso che, il privilegio più grande di sua moglie e dei suoi figli, era quello di poter vivere e crescere in una Cuba libera e sicura, dove le leggi dell'uomo nuovo avevano definitivamente sconfitto quelle del denaro.
Per due anni il "Che" tentò di organizzare la lotta armata in Africa. Nessuno aveva notizie di lui. Dove e con chi si trovasse era un mistero; a far cosa era chiaro. Nell'ottobre del 1968 venne ferito e catturato in Bolivia. La CIA lo seguiva dal 1967. Era stao tradito il "Che". Dai comunisti boliviani e dalla sua analisi, da qualche intellettuale improvvisato e da contadini reazionari.
La CIA lo perseguitava e diresse le truppe boliviane alla ricerca di un uomo che, già da vivo, diventava un simbolo. Che dalla tribuna delle Nazioni Unite aveva puntato il dito accusatore della Cuba liberata contro l'impero, che schiacciava sotto il tallone di dollari e repressione le speranze dell'indipendenza latinoamericana come di quella africana. Il "Che" aveva una caratteristica fondamentale: quella di non chiedere mai a nessuno nulla che non avrebbe mai fatto lui per primo. Era un esempio, prima che un leader, un uomo che anche quando dava ordini obbediva; alla causa di tutti in primo luogo.
Lo crivellarono dopo averlo ferito ed arrestato. Non persero tempo ad interrogarlo o a curarlo: non avrebbe detto niente e non avrebbe accettato niente. Si guardarono bene dal portarlo nella capitale per giudicarlo: sarebbe stato un boomerang, come si era rivelato il processo a Fidel Castro dopo il fallito assalto alla caserma del Moncada. Quella frase pronunciata da Fidel - "Condannatemi pure, la storia mi assolverà" - si era infatti rivelata premonitrice e al tempo stesso aveva disegnato un cammino dimostratosi vittorioso.
Un processo al "Che" avrebbe ottenuto il risultato di veder crescere il consenso alla sua causa, sarebbe stato l'atto di accusa definitivo contro l'impero e sarebbe riecheggiato in ogni luogo abitato dagli umili. Per questo, per vendetta, per paura, alcuni scagnozzi agli ordini di un mercenario cubanoamericano della Cia, un avanzo batistiano addestrato a Langley, fecero fuoco contro l'uomo, dando vita così al simbolo. Perché la morte di quel combattente argentino in una landa desolata della Bolivia, divenne lo start di ogni ribellione, in ogni luogo del mondo.
Sarebbe inutile, oggi, dissertare sui suoi errori e sulle sue intuizioni; l'uomo, prima ancora che le sue gesta, é parte dell'immaginario collettivo che lo ha registrato come immortale. E forse, quarant'anni dopo la sua morte, dedicarsi all'analisi del mito risulta molto più pregnante che rinverdire il mito dell'analisi. Lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano, disse che la straordinarietà dell'uomo consisteva nel fatto che, a differenza di quanto uso in politica, Ernesto Guevara diceva ciò che pensava e faceva ciò che diceva.
Se il suo volto immortalato per caso durante una manifestazione a Cuba divenne il volto della ribellione, era soprattutto per questo. Le migliaia di poster e magliette, di gadget e di foto con il suo volto bello e severo, lo sguardo dritto ed onesto, hanno circolato e circolano in ogni dove del pianeta, è perché la voglia di riscatto e il desiderio di giustizia, hanno lo stesso volto e lo stesso sguardo ovunque. Cercano lontano l'utopia del futuro tenendo i piedi puntati a terra. Indifferenti alla malattia dell'opportuno e del conveniente, sognano di vivere una vita diversa. E che, mentre sognano, vivono.
Il nome del Blog nasce da una canzone dei Nomadi che è il mio gruppo preferito
Benvenuto
sono Claudio e vi do il benvenuto sul mio Blog
martedì 9 ottobre 2007
Il comandante Ernesto 'Che' Guevara
sabato 6 ottobre 2007
6 OTTOBRE 2007 - GIORNATA GLOBALE DI MOBILITAZIONE PER LA BIRMANIA
IL 6 OTTOBRE E' LA GIORNATA GLOBALE DI MOBILITAZIONE PER LA BIRMANIA
FAI SENTIRE LA TUA VOCE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA IN BIRMANIA!
giovedì 4 ottobre 2007
San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia
San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia
<<Imparate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per le vostre anime>>
(Mt 11,29)
Lasciarci accendere l'animo da discussioni, agitarsi per le
preoccupazioni sul futuro, rimanere irritati con chi ci ha fatto un
torto che non ci aspettavamo, rimuginare nell'intimo dei nostri
pensieri accusando e difendendosi con improbabili interlocutori sono
tutte dinamiche che tolgono la pace e non risolvono le questioni.
Gesù ci suggerisce di imparare da Lui, dal suo stile di affidarsi al
Padre, di seguire passo passo quello che Lui indica, senza troppo
occuparsi del resto. E mantenere nel cuore un infinito amore e una
grande capacità di compassione per tutti coloro che più sono più
fragili e feriti.
Lì abitano mitezza, umiltà e ristoro del cuore, perfetta letizia anche
e soprattutto nei momenti difficili.
Come per san Francesco.
Buona giornata !
giovedì 27 settembre 2007
Beato il cuore
(Fonte non specificata)
Beato il cuore che fa spazio a tutti dentro di sé
e trova sempre al suo interno
un angolino libero per l'ultimo che arriva.
Beato il cuore che non riesce a chiamare estraneo
anche il più diverso, ma vive l'accoglienza come legge
fondamentale, perché questo è il Vangelo.
Beato il cuore che vive un continuo "Eccomi" agli altri,
a Dio e a stesso: crescerà fino alla pienezza.
Beato il cuore che si fa solidale nella verità con tutti e ciascuno,
in ogni situazione, nella buona e nella cattiva salute:
sarà artefice della civiltà dell'amore.
Beato il cuore che non è gonfio di sé,
non si vanta, non manca di rispetto:
sarà beato perché perdendo se stesso si ritrova.
Beato il cuore che si compiace della verità, della giustizia
e della purezza: sarà specchio di Dio e città sul monte.
Beato il cuore che si lascia compromettere dalla sofferenza degli altri
ed offre solidarietà, asilo, speranza:
realizzerà l'unità dei fratelli.
Beato il cuore che non conosce il colore della pelle o la diversità delle lingue,
ma solo il linguaggio degli occhi, del sorriso,
del volto e della luce di Dio: sarà rigeneratore di speranza.
Beato il cuore che vive l'attenzione agli altri, la generosità,
l'autenticità della vita e una presenza operosa:
sarà costruttore del Regno di Dio.
Beato il cuore mite e umile, perché sarà una nuova incarnazione
del Cuore di Cristo.
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mercoledì 26 settembre 2007
Pensateci......
Nel suo deserto incontri la verità
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(Padre Severino Consolaro, Il tuo volto io cerco)
Non è un luogo il deserto: è il silenzio delle tue labbra chiuse che custodisce il tuo cuore che parla
Non è un luogo il deserto: è il tuo ascolto nelle profondità del mistero che ti avvolge e ti penetra tutto.
Non è un luogo il deserto:è l'immagine del dio che ti ha plasmato, riflessa nello specchio, reso puro, della tua anima.
Non è un luogo il deserto: è il fuoco che brucia sotto le ceneri della tua umanità e ti chiede di soffiare per alimentarlo.
Non è un luogo il deserto: è la tua vita che incessantemente rinasce e si rinnova nel silenzio adorante.
Non è un luogo il deserto: è l'estasi di dio che si contempla in te stesso
Non è un luogo il deserto: è la chiave che apre il tuo cuore perché vi entri il suo regno.
Non è un luogo il deserto: è riposare alla sua presenza "come bimbo svezzato in braccio a sua madre" (sal. 130)
Non è un luogo il deserto: è partecipare al silenzio di dio, sorgente dell'armonia del cosmo.
Non è un luogo il deserto: è la sua pace che scende in te quando gli presenti il vuoto del tuo nulla.
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Molto spesso ci si sofferma sempre a giudicare le persone in base alla razza, alla provenienza, alla cultura, allo stato sociale restando legati e stereotipi e preconcetti che ci inpediscono di vivere a fondo le relazioni con gli altri.
Dopo più di un anno di attività svolta come educatore pomeridiano di ragazzini rom, o semplicemente detti zingari, posso affermare quanto infondati siano i nostri pregiudizi nei confronti degli altri. Le persone bisogna conoscerle prima di dividerle in buoni e cattivi, bisogna starci assieme, giocare, studiare con loro per capire che non sono poi così distanti da noi...anche se vivono in una roulotte......anche se non sanno che Collodi ha scritto Pinocchio(alcuni dei miei adesso lo sanno^_^).....anche se non sono sempre vestiti bene o sono sporchi. Dietro tutto questo possono esserci delle persone fantastiche........ci sono zingari violenti, meschini e imbroglioni come ci sono italiani, inglesi, francesi,ecc. così ci sono poi zingari cortesi, affabili, generosi come ci sono italiani, inglesi, francesi,ecc. così
Antipatico, simpatico, buono, cattivo, generoso, prepotente, sensibile, violento qualsiasi persona potrebbe avere questi aggettivi quando la vediamo la prima volta, ma solo conoscendola possiamo avere la certezza di quali possiede e quali no.
Pensateci
Davide^_^
P.S.In allegato alcune foto




domenica 23 settembre 2007
Una vergogna... non tocchiamo i bambini
Chi è il mandante dell'omicidio di Tommaso Onofri e perchè?
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Una famiglia come tante nella campagna Parmense, mamma, papà due bambini, uno di 8 anni Sebastiano ed uno più sfortunato Tommaso Onofri di 18 mesi
La famiglia sta cenando, nella loro abitazione irrompono due sconosciuti, legano il padre Paolo Onofri di 46 anni, la mamma, Sebastiano e rapiscono il piccolo Tommy gravemente malato di epilessia. Paolo Onofri riesce a liberarsi ed a lanciare l'allarme, del piccolo nessuna traccia
Per meglio capire l'assurdo della legislazione italiana che verte maggiormente a condannare reati che vanno a colpire "il portafoglio" vorremmo aprire una parentesi, che ci permettiamo di aprire, perchè la stessa Associazione "Tommy nel cuore" la sottolinea:
Il cadavere del piccolo Tommaso Onofri e' stato trovato dai vigili del fuoco nei pressi del torrente Enza, tra Parma e Reggio Emilia, ad una ventina di metri dal corso d' acqua e non lontano dal tranquillo paesino di Casalbaroncolo. Secondo le prime indiscrezioni, il corpicino del piccolo e' stato ritrovato sepolto sotto una trentina di centimetri di terra ed indosso aveva ancora il pigiamino turchese che indossava al momento del sequestro..
Ricordiamo che il bimbo era stato rapito il 2 marzo scorso, appunto a Casalbaroncolo, vicino Parma. E a quanto pare, stando alle prime confessioni di Salvatore Raimondi e Mario Alessi, i due individui che la sera del 2 marzo entrarono in casa della famiglia Onofri e sequestrarono Tommaso, il piccolo sarebbe stato barbaramente ammazzato praticamente subito dopo il sequestro. E la motivazione dell'uccisone è appunto quella del pianto : "L'abbiamo ucciso perchè piangeva", hanno dichiarato! Una giustificazione tanto semplice quanto terrificante. E pensare che fino all'ultimo, l'Alessi aveva negato tutto, dichiarando di amare i bambini fino a quel patetico appello ai fantomatici rapitori ! (Ricordiamo tutti l'intervista al "Signor" Alessi assieme alla compagna Conserva, dove teneramente si tenevano la mano, dichiarandosi innocenti ed offesi dalle accuse che li vedeva coinvolti nel rapimento )
''E' una persona che conosco da più di dieci anni - ha continuato Onofri con il settimanale ( Panorama) - Mi ha fatto molto male e io ne ho fatto a lui. Gli ho pestato i calli spesso. E' stato sotto inchiesta molte volte e ne è uscito sempre pulito, ma io gli ho tenuto il fiato sul collo. Sono convinto che sia lui ad avermela fatta pagare''.
''Il presunto mandante avrebbe conosciuto Onofri alle Poste e al sindacato'', scrive 'Panorama'. ''Ci sono persone che non distinguono tra sindacato e lavoro - ha detto Onofri - A volte confondono i ruoli e vanno richiamati all'ordine. Se i fatti mi daranno ragione scoppierà un bel casino''.
E poi sul movente del delitto ha aggiunto che "é evidente che sarebbe importante sapere perché il bambino è stato ucciso. Potrebbe essere un momento, un input omicidiario, ovvero potrebbero esserci degli altri motivi che non conosciamo e per i quali stiamo lavorando". In merito all'ipotesi - avanzata dal giornalista - di altri possibili moventi oltre all' estorsione nei confronti di Onofri, il magistrato ha risposto che si tratta di "un fronte sul quale si continua a lavorare, come molti altri aspetti che sono ancora da chiarire".
In un secondo momento, venne colpito al capo: a calci o con un attrezzo corto e pesante dai bordi acuminati. Non si esclude che possa essere stato proprio un badile, come si era detto nei giorni scorsi. Ma il piccolo aveva smesso di soffrire: dai primi esami autoptici, era già morto.
Aveva diciotto mesi Tommaso Onofri quando fu rapito e poi massacrato a colpi di pala. Dopo un anno e mezzo si cerca ancora di capire perché. Troppo vaghe e troppo assurde («L'abbiamo ammazzato perché piangeva») le spiegazioni date in quei giorni. Balle. Da oggi, tocca ai giudici cercare il vero movente: si apre il processo in Corte d'Assise a Parma.
lunedì 17 settembre 2007
POVERI PRETI...
C'è sempre qualcosa da dire sui preti
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(Fonte non specificata)
Se il prete una volta parla dieci minuti più a lungo: è un parolaio.
Se durante una predica parla forte: allora urla.
Se non predica forte: non si capisce niente.
Se possiede un'auto personale: è capitalista, è mondano.
Se non ha un'auto personale: non è capace di adattarsi ai tempi.
Se visita i suoi fedeli fuori parrocchia: allora gironzola dappertutto.
Se frequenta le famiglie: non è mai in casa.
Se rimane in casa: non visita le famiglie.
Se parla di offerte e chiede qualcosa: non pensa ad altro che a far soldi.
Se non organizza feste, gite, incontri: nella parrocchia non c'è vita.
Se in confessionale si concede tempo: è interminabile.
Se fa in fretta: non è capace di ascoltare.
Se comincia la Messa puntualmente: il suo orologio è avanti.
Se ha un piccolo ritardo: fa perdere tempo a un sacco di gente.
Se abbellisce la Chiesa: getta via i soldi inutilmente.
Se non lo fa: lascia andare tutto alla malora.
Se parla da solo con una donna: c'è sotto qualcosa.
Se parla da solo con un uomo: eh!
Se prega in Chiesa: non è un uomo d'azione.
Se si vede poco in Chiesa: non è un uomo di Dio.
Se si interessa agli altri: è un impiccione.
Se non si interessa: è un egoista.
Se parla di giustizia sociale: fa della politica.
Se cerca di essere prudente: è di destra.
Se ha un po' di coraggio: è di sinistra.
Se è giovane: non ha esperienza.
Se è vecchio: non si adatta ai tempi.
Se muore: non c'è nessuno che lo sostituisce!
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Questi preti incompresi sempre.... mah?
giovedì 6 settembre 2007
Vivere, non solo sperare
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(Jack Riemer)
Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
perché cessi la guerra:
infatti sappiamo che
Tu hai fatto il mondo
in modo tale che l'uomo
deve trovare la strada della pace
in se stesso e con il suo vicino.
Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
perché cessi la fame:
infatti Tu ci hai dato
risorse abbondanti,
sufficienti a nutrire il mondo intero,
a condizione di usarle con saggezza.
Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di sradicare l'ingiustizia:
infatti Tu ci hai dato occhi
capaci di vedere il bene
presente in ogni creatura,
a condizione di usarli con saggezza.
Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di far scomparire la disperazione:
poiché Tu ci hai dato il potere
di trasformare i tuguri
e di seminare la speranza,
a condizione di usarlo con saggezza.
Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di far cessare le malattie:
poiché Tu ci hai dato un'intelligenza
capace di trovare cure e medicamenti,
a condizione di usarla con saggezza.
Per questo, oh Dio, ti preghiamo
piuttosto di darci forza,
determinazione e coraggio
di agire e non solo di pregare,
e soprattutto di vivere
e non soltanto di sperare.
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mercoledì 5 settembre 2007
Un Cristo senza croce, una croce senza Cristo
(Centro Missionario Diocesano, Verona)
Amico, io vado in cerca di una croce.
Vedi, ho un Cristo senza croce,
l'ho acquistato presso un antiquario.
Mutilato e bellissimo. Ma non ha croce.
Per questo mi si è affacciata un'idea.
Forse tu hai una croce senza Cristo.
Quella che tu solo conosci.
Tutti e due siete incompleti.
Il mio Cristo non riposa perché gli manca una croce.
Tu non sopporti la croce, perché le manca Cristo.
Un Cristo senza croce, una croce senza Cristo.
Ecco la soluzione: perché non li uniamo e li completiamo?
Perché non dai la tua croce vuota a Cristo?
Ci guadagneremo tutt'e due. Vedrai.
Tu hai una croce solitaria, vuota, gelata, paurosa, senza senso:
una croce senza Cristo.
Ti capisco: soffrire è illogico.
Non comprendo come hai potuto sopportare così a lungo.
Una croce priva di Cristo è una tortura,
il principio logico della disperazione.
Hai il rimedio tra le mani. Non soffrire più solo.
Su, dammi questa croce vuota e solitaria. Dammela.
Ti darò in cambio questo Cristo mutilato,
senza riposo, né croce.
La tua croce non è più solamente tua;
è anche e nello stesso tempo la croce di Cristo.
Su, prendi la tua croce, amico; la tua croce con Cristo.
Non sarai più solo a soffrire.
La porterete in due, il che vuol dire dividerne il peso.
E finirai per abbracciare e amare la tua croce,
una volta che Cristo sarà in essa.
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lunedì 27 agosto 2007
Una Croce...
(Tonino Bello)
Il legno della Croce,
quel "legno del fallimento",
è divenuto il parametro vero
di ogni vittoria.
Gesù ha operato più salvezza
con le mani inchiodate sulla Croce,
che con le mani stese sui malati.
Donaci, Signore,
di non sentirci costretti
nell'aiutarTi a portare la Croce,
di aiutarci a vedere
anche nelle nostre croci
e nella stessa Croce
un mezzo per ricambiare
il Tuo Amore,
aiutaci a capire
che la nostra storia crocifissa
è già impregnata di resurrezione.
Se ci sentiamo sfiniti, Signore,
è perché, purtroppo,
molti passi li abbiamo consumati
sui viottoli nostri e non sui Tuoi,
ma proprio i nostri fallimenti
possono essere la salvezza
della nostra vita.
La Pasqua è la festa
degli ex delusi della vita,
nei cui cuori all'improvviso
dilaga la speranza.
Cambiare è possibile,
per tutti e sempre!
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domenica 26 agosto 2007
Un vero amico
(Charles Caleb Conton)
Un vero amico
è l'unico che cammina dentro
quando tutti gli altri camminano fuori.
Non camminare davanti a me,
potrei non seguirti.
Non camminare dietro a me,
potrei non guidarti.
Cammina di fianco a me e sii mio amico.
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martedì 14 agosto 2007
Buon Ferragosto
Il 15 agosto ha una duplice identità: da un parte la sacralità delle celebrazioni per la Madonna Assunta in cielo, dall'altra la popolarità di una festa all'insegna della scampagnata. Per questo, nel calendario, è sia festa religiosa che festa civile.Per il mondo contadino Ferragosto era il tempo del riposo e del ringraziamento, secondo un antico modello religioso che trova la sua origine in un tempo mitico, molto prima che nel 18 a. c. Augusto istituisse alle calende dell’ottavo mese le feriae augustales.In quel periodo hanno origine le processioni con i carri di donativi, i covoni, le conche offerti ai santuari fuori dell’abitato, dove la religione cattolica ha poi sostituito i primitivi altari con quelli consacrati all’Assunta e San Rocco. Da queste cerimonie ataviche derivano anche quei riti notturni, i fuochi, i canti, i balli davanti ai santuari, al suono inquietante dell’antico tamburo di capra, che ancora si vedono in tutta quell’area che fu la Magna Grecia.
Oggi Ferragosto è tempo di vacanze, di viaggi, di divertimenti che spesso trasformano quest'antica ricorrenza in una corsa all’evasione a tutti i costi, più convenzionata che consapevole
AUGURI DI UN BUON FERRAGOSTO
martedì 7 agosto 2007
L'invito alla festa
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(Rabindranath Tagore)
Ho ricevuto il mio invito
alla festa di questo mondo;
la mia vita è stata benedetta.
I miei occhi hanno veduto,
le mie orecchie hanno ascoltato.
In questa festa dovevo soltanto
suonare il mio strumento:
ho fatto come meglio potevo
la parte che mi era stata assegnata.
Ora dico: è venuto
alfine, il momento di entrare
e guardare il tuo volto e offrirti
il mio silenzioso saluto.
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sabato 4 agosto 2007
Piazza Vietata
Per la memoria di Hiroshima e Nagasaki
"Siamo qui per invitare il Sindaco Hullweck, e tutti gli altri Amministratori della città di Vicenza che ci hanno vietato l'uso di Piazza Matteotti, a partecipare alle iniziative che abbiamo programmato per ricordare Hiroshima e Nagasaki. Per due motivi. Primo: la lotta contro l'atomica è un obiettivo comune dell'umanità. Secondo: chiediamo che vengano a verificare i contenuti e il metodo delle azioni per le quali abbiamo chiesto di usufruire della Piazza. Venga il Sindaco, e solo dopo - non prima dichiari che si tratta di quattro giorni di antiamericanismo."
Questo abbiamo detto nella conferenza stampa, fatta ieri alle 12 in strada, davanti al Comune.
Sono almeno 20 anni che l'associazione Beati i costruttori di pace fa memoria ogni 6 agosto dei 140.000 morti di Hiroshima e - il 9 agosto - dei 70.000 di Nagasaki, per rinnovare l'impegno contro le bombe atomiche, contro le guerre, tutte le guerre. Quest'anno le nostre iniziative cominciano con una veglia di preghiera ecumenica e continuano, ogni sera, con momenti di spettacolo e riflessione su San Francesco, sull'opposizione alle guerre, sulla necessità della nonviolenza, e la proposta di una Legge d'iniziativa popolare per eliminare le bombe atomiche dall'Italia.
Mai ci era successo che l'Amministrazione comunale della città in cui organizzavamo gli eventi ci negasse uno spazio pubblico.
E invece, nel 2007 in Italia, succede anche questo. Il Sindaco Hullweck, insieme al vicesindaco e assessore alla Pubblica Sicurezza Valerio Sorrentino, l'assessore al Turismo Pietro Magaddino, l'assessore allo Sviluppo Economico Ernesto Gallo, la responsabile dell'Ufficio Unesco Lorella Bressanello, la direttrice dei Musei Civici Maria Elisa Avagnina, il direttore del settore Cultura Riccardo Brazzale e il direttore della Mobilità Fausto Zavagnin negano lo spazio pubblico. Almeno così riferisce il Giornale di Vicenza. A noi, però, è arrivato solo un fax firmato da un funzionario, il capo dipartimento Finanza e Sviluppo Economico. In pratica, rispondono alla nostra richiesta di autorizzazione all'uso dello spazio pubblico di Piazza Matteotti spiegando che non si può! Nelle altre piazze della città ci sono i lavori in corso; in Piazza Matteotti devono parcheggiare i pullman dei turisti. E poi: "La città e la cittadinanza stanno attraversando un momento di particolare delicatezza e sensibilità in relazione alle ben note vicende di interesse nazionale a causa delle quali potrebbero scaturire particolari tensioni sociali dagli esiti non prevedibili e pericolosi."
E' proprio per questo "momento di particolare delicatezza" che abbiamo scelto quest'anno Vicenza come luogo per far memoria delle vittime di Hiroshima. E lo abbiamo scritto: "non perché a Vicenza ci siano le bombe atomiche, ma perché Vicenza con la nuova base si configura come il pilastro, e al contempo l'avamposto, delle strategie della guerra preventiva." Sono riflessioni che vogliamo condividere. Da quando in qua, le riflessioni possono portare a "esiti non prevedibili e pericolosi"? Non sarà che il confronto sia ormai vietato? O forse la preghiera è diventata pericolosa!
In questi anni abbiamo attraversato tanti posti di blocco di eserciti in guerra. Con la stessa serenità, ma con la stessa determinazione, da oggi pomeriggio alle 17.30 saremo in Piazza Matteotti, come da programma. Vi aspettiamo.
Amico mio
(Fonte non specificata)
Amico mio, non camminare davanti a me: non riuscirei a seguirti.
Non camminare dietro di me: non riuscirei a guidarti.
Cammina accanto a me e saremo, l'uno per l'altro, forza!
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mercoledì 1 agosto 2007
Non lasciatevi sfuggire nulla
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(Fonte non specificata)
La vita è un viaggio. Si arriva passo dopo passo. E se ogni passo è meraviglioso, se ogni passo è magico, lo sarà anche la vita. E non sarete mai di quelli che arrivano in punto di morte senza aver vissuto. Non lasciatevi sfuggire nulla. Non guardate al di sopra delle spalle degli altri. Guardateli negli occhi. Non parlate "ai" vostri figli. Prendete i loro visi tra le mani e parlate "con" loro. Non abbracciate un corpo, abbracciate una persona. E fatelo ora. Sensazioni, impulsi, desideri, emozioni, idee, incontri, non buttate via niente. Un giorno scoprirete quanto erano grandi e insostituibili.
Ogni giorno imparate qualcosa di nuovo su voi stessi e sugli altri.
Ogni giorno cercate di essere consapevoli delle cose bellissime che ci sono nel nostro mondo. E non lasciate che vi convincano del contrario.
Guardate i fiori. Guardate gli uccellini. Sentite la brezza. Mangiate bene e apprezzatelo. E condividete tutto con gli altri.
Uno dei complimenti più grandi è dire a qualcuno: "Guarda quel tramonto".
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