Il nome del Blog nasce da una canzone dei Nomadi che è il mio gruppo preferito

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Ciao a Tutti
sono Claudio e vi do il benvenuto sul mio Blog

lunedì 23 febbraio 2009

Imparare per vivere

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Imparare per vivere
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(Hans May)

Tu vivi. Un giorno sei nato.
Nessuno ti ha chiesto di vivere.
Ma ora vivi.
Talvolta è bello. Talvolta sei triste.
Molte cose ancora non le comprendi.
Vivi, ma perché?
Non è un caso che tu vivi.
Ti ha dato mani, occhi, intelletto.
Altrimenti non potresti avere tutto ciò.
Vuole avere te.
Con le tue mani tu devi collaborare
a ordinare il mondo.
Con il tuo intelletto
devi cercare di distinguere
il bene dal male.
Con il tuo cuore devi amare gli uomini
e aiutarli quandi puoi.
Sono tanti i compiti che ti attendono.
Che attendono le tue mani e i tuoi occhi,
il tuo intelletto e il tuo cuore.

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domenica 22 febbraio 2009

Passi il tuo soffio

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Passi il tuo soffio
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(P. Maior)

Vieni, Signore, passi il tuo soffio
come la brezza primaverile
che fa fiorire la vita
e schiude l'amore,
o come l'uragano che scatena
una forza sconosciuta
e solleva energie addormentate

Passi il tuo soffio nel nostro sguardo
per portarlo verso orizzonti
più lontani e più vasti.

Passi il tuo soffio sui nostri volti rattristati
per farvi riapparire il sorriso
sulle nostre mani stanche per rianimarle
e rimetterle gioiosamente all'opera.

Passi il tuo soffio fin dall'aurora
per portare con sé tutta la nostra
giornata in uno slancio generoso.

Passi il tuo soffio
all'avvicinarsi della notte
per conservarci nella tua luce
e nel tuo fervore.
Passi e rimanga in tutta la nostra vita
per rinnovarla e donarle le dimensioni
più vere e più profonde.

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sabato 21 febbraio 2009

Il segno di croce

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Il segno di croce
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(Romano Guardini)

Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all'altra.
Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l'animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all'altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione.
Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l'uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato. Nella tentazione, perché ci irrobustisca. Nel pericolo, perché ci protegga. Nell'atto di benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell'anima e vi renda feconda e consacri ogni cosa. Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia!
Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino.

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domenica 15 febbraio 2009

L’ultima salita – Per non dimenticare Marco Pantani

L'ultima salita (Nomadi)

Corri più veloce del vento
il vento non ti prenderà mai
corri ancora adesso lo sento
sta soffiando sopra gli anni tuoi.
Dammi la mano fammi sognare
dimmi se ancora avrai
al traguardo ad aspettarti
qualcuno oppure no

Dimmi cos'è che fa sentire
il vuoto che ti toglie tutto
e fa finire il gioco
dimmi cos'è dentro di te
dimmi perchè

Cerchi questo giorno d'inverno
il sole che non tramonta mai
lo cerchi in questa stanza d'albergo
solo e sempre con i tuoi guai.
Dammi la mano fammi sognare
dimmi se ancora avrai
al traguardo ad aspettarti
qualcuno oppure no

Dimmi cos'è che fa sentire il vuoto
che ti toglie tutto
e fa finire il gioco
dimmi cos'è dentro di te
dimmi perchè

Dimmi cos'è che fa sentire
il vuoto che ti toglie tutto
e fa finire il gioco
dimmi cos'è dentro di te
dimmi perchè

A braccia alzate verso il cielo
nella notte te ne andrai
e a pugni chiusi sulla vita
la tua vita graffierai

Dammi la mano fammi sognare
dimmi se ancora avrai
al traguardo ad aspettarti
qualcuno oppure no

Dimmi cos'è dentro di te
dimmi perchè
dimmi cos'è dentro di te
dimmi perchè....

mercoledì 11 febbraio 2009

ADDIO ELUANA

ADDIO ELUANA

 
 

Vorrei parlare a tutti,

vorrei gridare al mondo la mia rabbia.

Vorrei incontrare tutta quella gente

che ha contribuito a erigere cavilli,

mentre con fretta e senza pietà,

in fondo hanno sfidato pure Dio.

 
 

Addio Eluana,

fiore che non avrai più primavere.

Addio Eluana,

di te alla fine si son "liberati".

Il corpo tuo ormai senza più vita

di certo sarà giunto in quella méta

che ti spettava già da tanto tempo.

 
 

Addio Eluana,

lo avranno detto anche le Suorine

che ti presero in cura con amore.

Addio per sempre, ma non so se è vero!

In fondo penso, fosti fortunata,

chi come te volò pel mondo intero?

Giovane, bella e tanto martoriata,

in quali mani fosti tu affidata.

 
 

Goditi ormai la pace che ti spetta

e che senza pietà ti fu negata.

Tu ormai fai parte della vita eterna

e son finite le tue sofferenze.

Sapessi qui, tra noi come si parla!

Ma quelli che ti vollero un gran bene

ti diranno per sempre.

Addio Eluana.

 
 

Rino Vittozzi

martedì 10 febbraio 2009

Il valore del tempo

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Il valore del tempo
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(Fonte non specificata)

Per scoprire il valore di un anno,
chiedi a uno studente che è stato bocciato all'esame finale.

Per scoprire il valore di un mese,
chiedi a una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto.

Per scoprire il valore di una settimana,
chiedi all'editore di una rivista settimanale.

Per scopire il valore di un'ora,
chiedi agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.

Per scoprire il valore di un minuto,
chiedi a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l'aereo.

Per scoprire il valore di un secondo,
chiedi a qualcuno che è sopravvisuto a un incidente.

Per scoprire il valore di un millesecondo,
chiedi ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.

Il tempo non aspetta nessuno.

Raccogli ogni momento che ti rimane, perché ha un grande valore.

Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante.

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lunedì 9 febbraio 2009

La vita risponde

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La vita risponde
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(Alessandro Baricco)

Accadono cose nella vita che sono come domande.
Passano minuti o anni e poi la vita risponde.

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giovedì 5 febbraio 2009

Preghiera per l'amico

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Preghiera per l'amico
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(Fonte non specificata)

A te, Signore, amante della vita,
Amico dell'uomo,
innalzo la mia preghiera
per l'amico che mi hai fatto incontrare
sul cammino del mondo.
Uno come me, ma non uguale a me.
Fa' che la nostra
sia l'amicizia di due esseri
che si completano con i tuoi doni,
che si scambiano le tue ricchezze,
che si parlano con il linguaggio
che tu hai posto nel cuore.
Aiutaci a guardare con quello sguardo,
che comprende senza che l'altro chieda.
Aiutaci ad avere un cuore grande,
che sa partire prima che l'altro esprima.
Aiuta la nostra amicizia
Affinché non divenga chiusura;
dalle il respiro della vera libertà,
la forza di resistere nelle difficoltà,
il coraggio di andare oltre
il desiderio dell'egoismo.
La volontà di cedere per amore,
di amare anche oltre l'errore,
di giungere al sommo dell'amore: perdonare.
Perché soltanto quando si sa perdonare,
si può credere all'amore.
Fa' che le nostre mani
siano protese in un gesto di pace.
Fa' che le nostre parole
siano dolci ma anche forti.
Fa' che il nostro sorriso,
come le nostre lacrime,
non siano una maschera,
ma esprimano la profondità e la verità
dei sentimenti più sinceri e autentici.

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martedì 3 febbraio 2009

Il sorriso

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Il sorriso
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(Descalzo)

Il sorriso è una grande fedeltà interiore a se stessi... E' un'arte che bisogna praticare con ostinazione e costanza. Non facendo le smorfie di fronte allo specchio, perché il risultato di simili tentativi non è il sorriso, ma la maschera.
Bisogna impararla vivendo, lasciando che l'allegria interiore illumini tutto ciò che ci accade quotidianamente e imponendo ad ognuna delle nostre parole l'obbligo di non uscire dalla bocca senza prima essersi impregnata di un sorriso.

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lunedì 2 febbraio 2009

Ricevi, o Signore

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Ricevi, o Signore
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(A. Ganube)

Ricevi, o Signore, le nostre paure
e trasformale in fiducia.
Ricevi la nostra sofferenza,
e trasformala in crescita.
Ricevi le nostre crisi,
e trasformale in maturità.
Ricevi le nostre lacrime,
e trasformale in preghiera.
Ricevi il nostro scoraggiamento,
e trasformalo in fede.
Ricevi la nostra solitudine,
e trasformala in contemplazione.
Ricevi le nostre attese,
e trasformale in speranza.
Ricevi la nostra morte,
e trasformala in risurrezione.

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mercoledì 28 gennaio 2009

No alla violenza

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No alla violenza
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(Mahatma Gandhi)

Mi oppongo alla violenza perché, anche quando pare apportare il bene, si tratta solo di un bene temporaneo, mentre il male che arreca è permanente.

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martedì 27 gennaio 2009

Per Non Dimenticare

Il 27 gennaio 1945 l'Armata Rossa apriva i cancelli di Auschwitz-Birkenau, il campo di sterminio che incarna e simboleggia l'orrore della Shoah. Ogni 27 gennaio è dunque il Giorno della Memoria, in cui si chiede al pianeta di ricordare pubblicamente o in privato lo sterminio degli ebrei e tutti gli altri genocidi. Perché certe tragiche follie non si ripetano. Mai più

Non dire non posso

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Non dire non posso
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(Monaco nel mondo)

È una parola che pronunciamo con troppa leggerezza.
È una parola micidiale.
È una parola che spesso liquida i problemi senza lasciarceli neppure affrontare.
È una parola che molto spesso uccide la nostra carità.
Ho ricevuto una lettera da un lebbrosario: è di una nostra sorella che vive tra i lebbrosi.
Scriveva:
"Oggi ho avuto tanta forza da una scena che Dio mi ha messo sotto gli occhi: ho visto un povero lebbroso che non camminava più, un lebbroso che si trascinava senza gambe. L'ho visto aiutare un bambino poliomielitico a camminare. Il piccolo era aggrappato alle sue spalle e lui si trascinava carponi intorno alla capanna per farlo camminare. La scena mi ha fatto piangere".
Ha commosso anche me e ho chiesto perdono a Dio per tutte le volte che davanti ad una carità ho detto: non posso.
Ci siamo tanto abituati a quelle due parole che le portiamo in noi costantemente. È un cliché preparato al nostro egoismo.
Quando è che in realtà "non possiamo"?
Se non possiamo fare noi, possiamo almeno trovare chi farà per noi.
se non possiamo fare oggni, possiamo fare domani.
Se non possiamo fare tutto, possiamo almeno fare qualcosa.
È tremendo dire: non posso!
È una ghigliottina della carità cristiana.
Bisogna bandire quelle parole.
Quando non posso veramente, posso almeno calarmi nel bisogno del fratello e versare una lacrima con lui.

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venerdì 23 gennaio 2009

Formiche - Preghiera della sera

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Formiche - Preghiera della sera
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(personale)

Ti ringrazio, Signore
della vita che oggi
mi hai dato di vivere.
E' stato un Tuo
inesplicabile dono.
Noi, non siamo
che minuscole formiche;
granelli, che camminano solo
se Tu vi soffi sopra
il Tuo alito di Vita.
Se Tu, Signore,
smettessi di soffiare,
noi smetteremmo
di camminare.

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lunedì 12 gennaio 2009

La mano

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La mano
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(Bruno Ferrero, Cerchi nell'acqua, Elle Di Ci)

Un bambino aveva fatto la spesa per la mamma.
Era stato preciso e attento.
Il droghiere, per premiarlo, prese da uno scaffale una grossa scatola di caramelle, l'aprì e la presentò al bambino.
"Prendi piccolo!".
Il bambino prese una caramella, ma il droghiere lo incoraggiò:
"Prendi tutte quelle che ti stanno in mano".
Il bambino lo guardò con i suoi grandi occhi.
"Oh... allora, prendile tu per me!"
"Perché?".
"Perché tu hai la mano più grande!".

Quando preghiamo, non misuriamo le nostre domande con la piccolezza della nostra fede. Ci ricordiamo semplicemente che la mano di Dio è più grande.

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sabato 10 gennaio 2009

Il cappellino

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Il cappellino
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(Fonte non specificata)

"Se non me lo lasci fare non potrò andare a scuola! Mi vergognerei troppo... È terribilmente importante, mamma!".
Elena scoppiò a piangere. Era la sua arma più efficace.
"Uffa', fa' come vuoi..." brontolò la madre, sbattendo il cucchiaino nel lavello.
"Sembrerai un mostro. Peggio per te!".
In altre 23 famiglie stava avvenendo una scenetta più o meno simile.
Erano i ragazzi della Seconda B della Scuola Media "Carlo Alberto di Savoia".
Per quel giorno avevano preso una decisione importante.
Ma gli allievi della Seconda B erano 25.
In effetti, solo nella venticinquesima famiglia, le cose stavano andando in un modo diverso.
Elisabetta era un concentrato di apprensione, la mamma e il papà cercavano di incoraggiarla.
Era la quindicesima volta che la ragazzina correva a guardarsi allo specchio.
"Mi prenderanno in giro, lo so. Pensa a Marisa che non mi sopporta o a Paolo che mi chiama canna da pesca! Non aspetteranno altro!".
Grossi lacrimoni salati ricominciarono a scorrere sulle guance della ragazzina.
Cercò di sistemarsi il cappellino sportivo che le stava un po' largo.
Il papà la guardò con la sua aria tranquilla:
"Coraggio Elisabetta. Ti ricresceranno presto. Stai reagendo molto bene alla cura e fra qualche mese starai benissimo".
"Sì, ma guarda!". Elisabetta indicò con aria affranta la sua testa che si rifletteva nello specchio, lucida e rosea.
La cura contro il tumore che l'aveva colpita due mesi prima le aveva fatto cadere tutti i capelli. La mamma la abbracciò: "Forza Elisabetta! Si abitueranno presto, vedrai...".
Elisabetta tirò su con il naso, si infilò il cappellino, prese lo zainetto e si avviò.
Davanti alla porta della Seconda B, il cuore le martellava forte.
Chiuse gli occhi ed entrò.
Quando riaprì gli occhi per cercare il suo banco, vide qualcosa di strano.
Tutti, ma proprio tutti, i suoi compagni avevano un cappellino in testa!
Si voltarono verso di lei e sorridendo si tolsero il cappello esclamando:
"Bentornata Elisabetta! ".
Erano tutti rasati a zero, anche Marisa così fiera dei suoi riccioli,
anche Paolo, anche Elena e Giangi e Francesca... Tutti! Ma proprio tutti!
Si alzarono e abbracciarono Elisabetta che non sapeva se piangere o ridere e mormorava soltanto: "Grazie...".
Dalla cattedra, sorrideva anche il professor Donati, che non si era rasato i capelli, semplicemente perché era pelato di suo e aveva la testa come una palla da biliardo.

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